Ti vedo mentre canti la passione
di quello che tu solo puoi sentire,
comprendo anche il tuo lento divenire,
il sentirti ogni giorno un po' più vera.
E quando scende lieve il manto della sera,
sui pensieri che di giorno hanno giocato
a nascondersi come i bimbi nel cortile,
ritrovi uno alla volta tutti i volti,
tutti i cuori di chi sa esserti vicina
in ogni tuo momento, anche se triste,
e ti accompagna col silenzio del pensiero
o con quel poco dire che sempre è il più sincero.
In quel tuo angolo di mondo oltre il cielo
oltre il mio orizzonte illuminato,
ti immagino mentre canti la passione,
di quello che solo con il cuore tu hai sentito.
martedì 15 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
Il senso di tutto ciò che è stato
Osservo un'immagine distorta
di quello che dovrebbe essere chiaro
la osservo attraverso gli occhi stanchi
di chi ha messo un po' da parte il sentimento.
E tutto questo accade in un momento
così fragile e pieno di domande,
così assurdo nel suo essere normale
che il mio pensiero scivola nel niente.
Eppure c'è, di questo son sicuro,
c'è un piccolo silenzio ma importante,
quel detto ma non detto che si sente
solo quando arrivi in fondo al cuore.
E' lì che fai chiarezza, in quell'istante
che ti lascia solo ad ascoltare,
e il senso di tutto ciò che è stato
fa sorridere i tuoi giorni nuovamente.
lunedì 7 febbraio 2011
Essere sale
Non so quanti di voi siano credenti, ma ci sono molti messaggi del Vangelo che al di là dell'aspetto spirituale, sono sicuramente adattabili alla realtà quotidiana e alla vita di ognuno. Oggi una lettura della messa proponeva l'espressione "voi siete sale della terra", una di quelle frasi che può essere letta a vari livelli ma che di fondo ha un messaggio molto semplice: essere come il sale per dare sapore a quello che ci circonda. Ci stavo pensando oggi, stavo pensando a quante volte immaginiamo di fare qualcosa di eclatante, che possa lasciare un segno importante, magari senza però mai riuscirci veramente e quante volte invece piccole azioni, semplici, diventano invece qualcosa di molto importante per qualcuno, perché gli fanno ritrovare un po' di sapore nelle cose che fa.
Immagino futuri sereni e radiosi per i miei figli, chi non li vorrebbe, ma poi alla fine una carezza fatta al momento giusto è quello che basta per ridare un po' di fiducia, per fare sentire una vicinanza che dia a loro forza. E sono sicuro che questo accade in molti altri luoghi del nostro sociale, nel lavoro, con gli amici. Una parola a volte, un sorriso, una pacca sulla spalla e chi ci sta di fronte riacquista un po' di se, del sapore della giornata.
Difficile essere sale da soli: il sale da solo non è un gran ché da mangiare, sempre che non siate delle capre ovviamente. Il sale serve solo nella giusta dose, se è troppo poco non rende, se è troppo dà fastidio: solo nella giusta misura riesce a dare sapore, non a sé stesso ma quello che lo circonda. Un buon sugo, un buon condimento, un buon arrosto, la pasta fatta come si deve: metteteci gli ingredienti più fantasiosi e accattivanti ma se sbagliate la misura del sale tutto finisce nella piattezza dell'insipido o nel pungente contrasto dell'eccessivo salato. Così piccolo e così povero come il sale, ma così importante è il suo apporto nel quotidiano. Siamo sale e non lo sappiamo, o non ci pensiamo spesso; sale delle vite altrui, quello che rende più piacevole la vita a qualcuno che ci sta vicino; è lo stesso discorso che si potrebbe fare sul fatto di non potersi aiutare da soli e non tiratemi fuori la domanda sul detto "aiutati che il ciel ti aiuta"... quanti di voi riescono ad aiutarsi sempre da soli? E non mi riferisco solo a momenti importanti o drammatici della vita: il detto si riferisce solo al renderci disponibili a voler andare avanti, ma il sapore, il buon sapore di quello che facciamo ci viene solo se attorno a noi c'è qualcuno, in modo reciproco ovviamente.
Filosofia spicciola del sale. Quanto sapore può dare un piccolo granello di sale? Quanto sapore può dare un piccolo granello di noi? Non togliamoci i grandi obbiettivi, ma credo che la loro realizzazione inizi dalle piccole cose, quelle per le quali di solito abbiamo poca attenzione. Allora domani la carezza che farò ai miei figli svegliandoli sarà molto più attenta, perché possa dare più sapore alla loro giornata. Il saluto al collega di lavoro sarà più cordiale, perché forse domani ne avrà più bisogno, anche se non lo posso immaginare.
lunedì 27 dicembre 2010
Quasi notte, quasi giorno
La quasi notte, il quasi giorno
quasi quasi mi guardo intorno
quasi ti vedo quando tu passi
quando i tuoi passi
fanno un po' di rumore.
Come il pensiero
che non ha una sola casa,
come il sentimento
che non ha un solo cuore,
come il vento
che non ha un solo cielo,
anche se non ci sei
in questo momento,
sei qui,
e io ti sento,
sei respiro del mio tempo,
dentro i miei pensieri,
che attraversi anche il mio cuore,
sei il mio grande cielo.
sabato 18 dicembre 2010
Libera
Amori nell'ombra, Amori nascosti, Amori silenziosi, Amori senza nome...
Guancia contro guancia
nel profumo di una calda estate,
mano nella mano
ad ascoltare i suoni delle fresche notti,
sguardi dentro sguardi
che scendono nell'anima e nei cuori.
E i miei pensieri sopra,
e tu sopra a tutti i pensieri miei.
sopra a tutti gli sguardi che nel mondo
vedono solo quello che non sei.
Un abbraccio è quello che vorrei
come un grido silenzioso,
che illumina i momenti in cui ci sei
nei quali tu sei qui accanto a me
e che lascia come un senso di calore
lì sospeso, ad aspettare, quando te ne vai.
Quando un po' di tutto quello che io sono
se ne viene via con te e ti accompagna
perché quello che desidero di più
è sentirmi libera con te.
Guancia contro guancia
nel profumo di una calda estate,
mano nella mano
ad ascoltare i suoni delle fresche notti,
sguardi dentro sguardi
che scendono nell'anima e nei cuori.
E i miei pensieri sopra,
e tu sopra a tutti i pensieri miei.
sopra a tutti gli sguardi che nel mondo
vedono solo quello che non sei.
Un abbraccio è quello che vorrei
come un grido silenzioso,
che illumina i momenti in cui ci sei
nei quali tu sei qui accanto a me
e che lascia come un senso di calore
lì sospeso, ad aspettare, quando te ne vai.
Quando un po' di tutto quello che io sono
se ne viene via con te e ti accompagna
perché quello che desidero di più
è sentirmi libera con te.
sabato 4 dicembre 2010
Freddo - reprise
Il freddo è tornato.
Sta iniziando un nuovo inverno, che però sarà più caldo del precedente, su questo posso esserne certo. Piove, in molti aspettano la neve, ma personalmente ne farei volentieri a meno, almeno qui in città. Sono qui con il mio fido portatile, per consegnare a questo finale d'anno gli ultimi pensieri, le ultime emozioni, intese nel senso temporale del termine: qui le emozioni ed i pensieri stanno ancora all'inizio, ben lungi dall'essere punto di conclusione. L'unica cosa che si conclude è un anno strano ma bello, intenso, importante: dodici mesi fa non avrei scommesso un soldo bucato su quest'anno. Oggi guardo i dodici mesi passati e vedo luce, sorrisi, cuori, anime, persone, ognuna speciale a modo suo.
C'è tanto da imparare tra le parole e gli sguardi, non solo il senso diretto di quello che percepiamo; ci sono gli “spazi tra le righe” che raccontano molto se non di più. Abbiamo affinato fenomenali doti di comunicazione dai tempi dei primi grugniti degli uomini primitivi. Oggi abbiamo anche i social network, versione moderna dei segnali di fumo che si vedono da lontano. Comunichiamo spesso con le dita, ma questo non toglie il piacere di vedersi, anzi, per quanto mi riguarda aumenta il desiderio di condividere la presenza con questi innumerevoli amici di tastiera e quando è possibile si fa.
Il freddo sta tornando ma è solo meteorologia invernale. Oggi sto respirando aria di primavera inoltrata, quel tepore che comincia a parlare di estate. Parlo con i miei figli e mi perdo nei loro occhi, nei loro giovani pensieri pieni dell'entusiasmo e della sfrontatezza della loro età. Stanno crescendo. Ieri li tenevo ancora in braccio, oggi parliamo di passioni, emozioni, timori. Oggi ci sono abbracci che danno e cercano affetto volontariamente. Oggi ci sono dei “perché” che chiedono risposte non vaghe. Piccoli che diventano grandi, una delle tante meraviglie che ci circondano, altro da te che però riflettono una parte della tua anima.
E dove sono andati i passanti imbacuccati e le macchine rumorose? Vedo persone che al di là del loro abbigliamento hanno qualcosa da raccontare, anche solo da come si muovono tra le vite degli altri passanti. Le macchine no, quelle ci sono e sono sempre rumorose, quel rumore che spesso confonde i sensi, quel disturbo che ormai siamo abituati un po' ad isolare ma è sempre presente, come il fischio nelle orecchie.
Non sento più il freddo.
E non è solo questione di essere caloroso di natura. Il freddo dell'inverno quello più meno si fa sentire, è il freddo dei pensieri abbandonati a se stessi quello che non sento più, quei pensieri che non trovano una strada per arrivare agli altri. E' il freddo delle parole non dette, delle cose non fatte. Tutto ciò che poi ti fa pentire di non averlo realizzato. Non nego che a volte ci vuole ancora un maglione un po' più pesante, ma sono momenti circoscritti nel tempo, il tempo necessario per trovare un sorriso o una parola e scaldarsi di nuovo.
Sta iniziando un nuovo inverno, che però sarà più caldo del precedente, su questo posso esserne certo. Piove, in molti aspettano la neve, ma personalmente ne farei volentieri a meno, almeno qui in città. Sono qui con il mio fido portatile, per consegnare a questo finale d'anno gli ultimi pensieri, le ultime emozioni, intese nel senso temporale del termine: qui le emozioni ed i pensieri stanno ancora all'inizio, ben lungi dall'essere punto di conclusione. L'unica cosa che si conclude è un anno strano ma bello, intenso, importante: dodici mesi fa non avrei scommesso un soldo bucato su quest'anno. Oggi guardo i dodici mesi passati e vedo luce, sorrisi, cuori, anime, persone, ognuna speciale a modo suo.
C'è tanto da imparare tra le parole e gli sguardi, non solo il senso diretto di quello che percepiamo; ci sono gli “spazi tra le righe” che raccontano molto se non di più. Abbiamo affinato fenomenali doti di comunicazione dai tempi dei primi grugniti degli uomini primitivi. Oggi abbiamo anche i social network, versione moderna dei segnali di fumo che si vedono da lontano. Comunichiamo spesso con le dita, ma questo non toglie il piacere di vedersi, anzi, per quanto mi riguarda aumenta il desiderio di condividere la presenza con questi innumerevoli amici di tastiera e quando è possibile si fa.
Il freddo sta tornando ma è solo meteorologia invernale. Oggi sto respirando aria di primavera inoltrata, quel tepore che comincia a parlare di estate. Parlo con i miei figli e mi perdo nei loro occhi, nei loro giovani pensieri pieni dell'entusiasmo e della sfrontatezza della loro età. Stanno crescendo. Ieri li tenevo ancora in braccio, oggi parliamo di passioni, emozioni, timori. Oggi ci sono abbracci che danno e cercano affetto volontariamente. Oggi ci sono dei “perché” che chiedono risposte non vaghe. Piccoli che diventano grandi, una delle tante meraviglie che ci circondano, altro da te che però riflettono una parte della tua anima.
E dove sono andati i passanti imbacuccati e le macchine rumorose? Vedo persone che al di là del loro abbigliamento hanno qualcosa da raccontare, anche solo da come si muovono tra le vite degli altri passanti. Le macchine no, quelle ci sono e sono sempre rumorose, quel rumore che spesso confonde i sensi, quel disturbo che ormai siamo abituati un po' ad isolare ma è sempre presente, come il fischio nelle orecchie.
Non sento più il freddo.
E non è solo questione di essere caloroso di natura. Il freddo dell'inverno quello più meno si fa sentire, è il freddo dei pensieri abbandonati a se stessi quello che non sento più, quei pensieri che non trovano una strada per arrivare agli altri. E' il freddo delle parole non dette, delle cose non fatte. Tutto ciò che poi ti fa pentire di non averlo realizzato. Non nego che a volte ci vuole ancora un maglione un po' più pesante, ma sono momenti circoscritti nel tempo, il tempo necessario per trovare un sorriso o una parola e scaldarsi di nuovo.
Sorridere...
C'è una cosa che mi fa star bene in questi giorni, il fatto di scoprirmi spesso a sorridere. A volte non me ne accorgo subito; solo dopo un po' vengo preso da quella sensazione di avere una espressione un po' ebete stampata in faccia. Allora mi guardo intorno con molta indifferenza, osservando le facce dei colleghi di lavoro intorno a me per cercare di capire se per caso hanno notato qualcosa.
Pensieri diversi. Piccole cose accadute nei giorni precedenti. A volte basta un sms dalle persone giuste, quelle che anche se ti scrivono solo “ciao” in realtà ti stanno dicendo molto di più.
Motivi per sorridere? Alcuni, magari non tantissimi ma essenziali. Il lavoro comincia a muoversi un po' e con esso anche una maggiore consapevolezza che le cose nuove non sono poi così difficili da affrontare come pensavo. Ci sono diverse persone che si rivolgono a me facendo affidamento alla mia professionalità e, anche se può sembrare strana come considerazione, vi assicuro che questo mi coglie sempre di sorpresa. E dentro sorrido. Perché innegabilmente la cosa mi fa anche piacere e perché a volte devo “barare” un po' per dare delle risposte “professionali” alle domande che mi vengono fatte: professionale sì, forse, ma mica so tutto. Qualcuno una volta ha detto: «La nostra ignoranza è piena di lacune», credo fosse Einstein, è molto nel suo stile. In ogni caso è una frase che condivido molto, l'ho tenuta sempre ben presente, in moltissime situazioni... la tenessero presente alcune altre persone non sarebbe male.
Poi sorrido perché ci sono delle persone vicine a me che mi fanno stare bene. Alcune anche senza saperlo, altre lo sanno e non perdo occasione per ribadirlo. Queste sono le persone che mi fanno sorridere dentro, quelle che scaldano il cuore. Un pensiero, una parola e sto bene, perché ci sono.
E' grande questa cosa, per me. Io che non ho mai fatto grandi esperienze di amicizia, tranne un periodo negli anni precedenti al matrimonio, ma sono amicizie che si sono raffreddate molto con il tempo. Queste nuove amicizie devo dire che sono nate praticamente per caso, ma hanno un sapore diverso: non c'è il troppo salato dovuto a “condizioni” più o meno imposte, né il troppo dolce dell'opportunismo. Si respira aria pulita, si respira gente semplice e molto interessante.
Ci sono i miei bambini, ragazzi ormai. Loro tre alle prese con le loro età, con il loro ritagliarsi uno spazio, anche con le unghie e i denti se serve e non sempre in senso figurato. Anche loro mi fanno sorridere, mi fanno ricordare quelle cose che allora anche a me sembravano vitali. Adesso che le guardo da una prospettiva molto diversa vengono ridimensionate, non sminuite però. Erano e sono le priorità di quell'età, poi anche loro le rivedranno con occhi diversi. Spero che quel giorno possano sorridere anche loro.
«Libero come il vento. Alto come un albero. Profondo come il mare. Vasto come la mente.»
C'è un sentore di questo in questi giorni, un “tendere a...”, ancora incompleto, ma in movimento. Era da molto tempo che non osservavo con prospettiva, ero abbastanza limitato ad un futuro molto prossimo. Adesso c'è luce che filtra tra il dondolio dei giorni, luce di sorrisi, luce di pensieri e desideri e, perché no, di speranze.
E sorrido anche perché le due persone che mi hanno fatto tornare il sorriso stanno per prendere il treno.
Pensieri diversi. Piccole cose accadute nei giorni precedenti. A volte basta un sms dalle persone giuste, quelle che anche se ti scrivono solo “ciao” in realtà ti stanno dicendo molto di più.
Motivi per sorridere? Alcuni, magari non tantissimi ma essenziali. Il lavoro comincia a muoversi un po' e con esso anche una maggiore consapevolezza che le cose nuove non sono poi così difficili da affrontare come pensavo. Ci sono diverse persone che si rivolgono a me facendo affidamento alla mia professionalità e, anche se può sembrare strana come considerazione, vi assicuro che questo mi coglie sempre di sorpresa. E dentro sorrido. Perché innegabilmente la cosa mi fa anche piacere e perché a volte devo “barare” un po' per dare delle risposte “professionali” alle domande che mi vengono fatte: professionale sì, forse, ma mica so tutto. Qualcuno una volta ha detto: «La nostra ignoranza è piena di lacune», credo fosse Einstein, è molto nel suo stile. In ogni caso è una frase che condivido molto, l'ho tenuta sempre ben presente, in moltissime situazioni... la tenessero presente alcune altre persone non sarebbe male.
Poi sorrido perché ci sono delle persone vicine a me che mi fanno stare bene. Alcune anche senza saperlo, altre lo sanno e non perdo occasione per ribadirlo. Queste sono le persone che mi fanno sorridere dentro, quelle che scaldano il cuore. Un pensiero, una parola e sto bene, perché ci sono.
E' grande questa cosa, per me. Io che non ho mai fatto grandi esperienze di amicizia, tranne un periodo negli anni precedenti al matrimonio, ma sono amicizie che si sono raffreddate molto con il tempo. Queste nuove amicizie devo dire che sono nate praticamente per caso, ma hanno un sapore diverso: non c'è il troppo salato dovuto a “condizioni” più o meno imposte, né il troppo dolce dell'opportunismo. Si respira aria pulita, si respira gente semplice e molto interessante.
Ci sono i miei bambini, ragazzi ormai. Loro tre alle prese con le loro età, con il loro ritagliarsi uno spazio, anche con le unghie e i denti se serve e non sempre in senso figurato. Anche loro mi fanno sorridere, mi fanno ricordare quelle cose che allora anche a me sembravano vitali. Adesso che le guardo da una prospettiva molto diversa vengono ridimensionate, non sminuite però. Erano e sono le priorità di quell'età, poi anche loro le rivedranno con occhi diversi. Spero che quel giorno possano sorridere anche loro.
«Libero come il vento. Alto come un albero. Profondo come il mare. Vasto come la mente.»
C'è un sentore di questo in questi giorni, un “tendere a...”, ancora incompleto, ma in movimento. Era da molto tempo che non osservavo con prospettiva, ero abbastanza limitato ad un futuro molto prossimo. Adesso c'è luce che filtra tra il dondolio dei giorni, luce di sorrisi, luce di pensieri e desideri e, perché no, di speranze.
E sorrido anche perché le due persone che mi hanno fatto tornare il sorriso stanno per prendere il treno.
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