mercoledì 12 agosto 2015

Ogni giorno

(Per gli auguri di compleanno ad un'amica...)

E ogni giorno imparo,
quando guardo dentro al tempo,
che ogni attimo raccolto,
e ogni attimo lasciato dietro ai passi,
riempiono di senso il mio oggi
per dar vita al mio essere domani.

sabato 25 luglio 2015

Quel sorriso

Eppure io lo vedo
a volte anche lo aspetto,
celato dai pensieri,
che scrivono di grigio
dentro ad occhi chiari.

Mi chiedo cosa sia,
che esce all'improvviso,
e sento il desiderio
nell'osservarti ancora,
di non guardare a caso,

perché a volte manca poco,
a volte inaspettato
si fa strada nel dolore,
tuo sentire straordinario,
quel sorriso delicato.

venerdì 3 luglio 2015

Ogni istante immaginato

Lasciatemi discutere di quanto sono grandi
di quanto sono belli quei momenti
che arrivano senza che nessuno
li abbia veramente mai cercati.

Lasciatevi incantare da tutti quei sorrisi
che ogni giorno passano non visti,
o forse non voluti mai davvero
ma senza i quali vi sentite persi.

Lasciateci sperare che il brutto sia passato
che oggi sia solo il peggio di domani,
che intorno ci sia un tempo in divenire
che colori ogni istante immaginato.

martedì 30 giugno 2015

(Dis)Uguaglianze

Le notizie di queste ultime settimane si rincorrono e portano con loro impressioni, animi e animosità di varie correnti di pensiero. Osservo, valuto, ho le mie idee, ma cerco di guardare le cose nel modo più neutro, come quando a lavoro faccio i test del software che scrivo: faccio finta di non averlo scritto io e lo valuto con un occhio il più possibile critico, da osservare esterno.

Tralascio l'ennesimo attentato terroristico dell'Isis, lì c'è solo da condannare senza ulteriori osservazioni... sì un'osservazione c'è: condannerei anche se non fosse l'Isis, condannerei chi ha fatto un atto così vigliacco per l'atto indipendentemente dalla persona.

Una osservazione la voglio invece fare sulle due facce di una stessa medaglia, irrimediabilmente divise da uno spessore di materia solida ma porosa: da una parte l'apertura degli USA ai matrimoni tra coppie di qualunque sesso, dall'altra i vari movimenti che hanno aderito al Family Day e condannano la "Teoria Gender".

Onore al merito ad una nazione (non necessariamente perché sono gli USA) che ha dichiarato legale che tutti abbiano gli stessi diritti, mi dispiace che si debbano fare delle leggi per dichiarare legale quello che era già stato stabilito da altre leggi. Mi direte che nella Carta Costituzionale degli Stati Uniti non si menzionano i matrimoni gay, ma il principio fondamentale che tutti hanno gli stessi diritti, che sono uguali davanti alla legge, quello sì è ben definito: gli americani si sono fatti una bella guerra civile per abolire la schiavitù e sancire l'uguaglianza delle persone al di là della razza, della religione, ecc.. Se avete notato assonanze con il nostro "La legge è uguale per tutti", o con qualche passo della nostra Costituzione avete notato bene... ma da noi non è ancora vero del tutto.

A parte questo comunque un passo è stato fatto, un grosso passo direi, che mi auguro abbia molti seguiti, che possa essere l'inizio dell'abbandono della barbarie di tanti secoli, millenni di oscurità imposta a tante persone. Ecco allora che in questi giorni i media e i social network si sono colorati di mille arcobaleni e tutto questo colore è filtrato fino all'altro lato della medaglia e ha sollevato animi e animosità. Dall'altro lato ci sono i difensori della "famiglia tradizionale" e gli oppositori alla "Teoria Gender".

Devo dire che non sapevo che la "famiglia tradizionale" avesse bisogno di essere difesa, mi sono posto invece molto più spesso il problema di come difendere i figli dalle "famiglie tradizionali", non perché siano sbagliate, una famiglia non è mai sbagliata... se però è una famiglia, se c'è armonia e rispetto reciproco, dove il rispetto sta anche nel decidere di separarsi per evitare di farsi più danni dello stare insieme, mettendo in primo piano l'interesse dei più deboli, tipicamente i figli. In questo momento le "famiglie tradizionali" sono le uniche che esistono (almeno a termini di legge) e quindi in questo momento i figli, i nostri figli, sono maggiormente minacciati proprio da queste famiglie. Poi c'è la minaccia della "Teoria Gender" che è... è... chi è che sa cos'è? Allora la Teoria Gender in realtà è una invenzione: è come fare un minestrone mettendo insieme frutta e verdura e poi incolpare il "mercato" di averlo messo in vendita. I cosiddetti "studi di genere" esistono fin dagli anni '60-'70 e la loro finalità è quella di evitare che vi sia una associazione "obbligatoria", "imposta" tra sesso e ruolo sociale, una identità di genere in realtà più "sociale" che naturale. Per capirci: se sei donna devi stare a casa a cucinare e fare figli, se sei uomo devi avere un lavoro e uno status da "vero uomo", come quello che in una vecchissima pubblicità "non doveva chiedere mai"... e infatti l'uomo (maschio) ha imparato benissimo a prendersi quello che vuole calpestando spesso diritti (di altri) e doveri (suoi). Quello che invece viene ribadito da quella che moltissimi hanno malamente recepito solo come una aberrazione sessuale, è che se sei una bambina e ti piace di più giocare a pallone invece che giocare con le bambole, non sei meno bambina di altre e se sei un bambino e ti piace il balletto classico o sei molto sensibile, non sei meno bambino di altri (per traslato immaginate discorsi analoghi per ragazze/ragazzi e donne/uomini). Non c'è nessun obbiettivo o proposta di masturbazioni pubbliche nelle aule scolastiche. C'è invece l'obbiettivo di insegnare il rispetto dell'altro sesso, che passa, se vogliamo, anche per un corretto rapportarsi all'altro e quindi anche per una corretta educazione sessuale... che già si fa nelle scuole e che, dove serve, viene insegnata anche alle famiglie.

E torniamo a questa cosa della famiglia e di nuovo alle due facce della medaglia di prima. In questo momento ci sono delle famiglie "legali" e ci sono delle persone che vorrebbero poter costituire anche loro delle famiglie "legali".

Ci sono delle persone a cui vengono riconosciuti dei diritti per legge (lasciamo da parte la Chiesa, quello è un passo ulteriore, che ha altre regole) e delle persone alle quali la legge non riconosce gli stessi diritti.

Ci sono delle persone che scendono in piazza per chiedere di avere gli stessi diritti di altri (non di averne di più o di toglierli a chi li ha) e persone che scendono in piazza per fare in modo che altri non abbiano i loro stessi diritti, perché deve essere salvaguardata la loro idea di famiglia, che a loro modo di vedere è l'unica che può esistere.

A tutt'oggi non esiste un solo studio, un rapporto, una relazione scientifica che dica che un bambino/a di una coppia gay cresca meglio o peggio di un bambino/a di una coppia etero. Chi sostiene che i figli "devono" avere una madre o un padre cosa pensano di quei bambini cresciuti in una famiglia declinata magari tutta al maschile o al femminile a causa di abbandono o morte di uno dei genitori? (immaginate una famiglia fatta solo di nonna, mamma, sorelle, zie o analogamente solo di nonno, papà, fratelli, zii). Siccome almeno in Italia le adozioni a coppie gay ancora non esistono i modelli famigliari "strani" più probabili sono proprio questi. Andrebbero sottratti i figli a queste famiglie per evitare che crescano male? Non credo proprio.

Il bambino ha bisogno di due cose: ricevere amore e imparare a voler bene a chi si trova di fronte.

Vi state domandando: E se poi "di fronte" si trova una persona del suo stesso sesso?

Se gli avete insegnato le cose nel modo giusto, non dovreste avergli insegnato diversità ma differenti modi di essere uguali. Dovreste avergli insegnato ad amare la persona, non la sua natura biologica.

giovedì 28 maggio 2015

Come da vento sospinta

(ispirata da "La stagione del Vento" di Alessandra Lanzafame)

Resti sospesa
dentro a un respiro:
istanti di vita.

Passi leggera
nel tempo qui accanto,
come da vento sospinta.

domenica 19 aprile 2015

Il senso dei perché

Osserva qui
osserva un po' di me
sotto il mio sguardo fiero
raccontami di quello che non vedi
raccontami di te.


Qui negli angoli più lontani del cuore
dove riposa qualcosa
che vorrebbe essere altrove
a volte un po' di luce arriva
a riscaldare il senso dei perché.

venerdì 30 gennaio 2015

Interlinea

Un noto adagio inizia con "Tra il dire e il fare..." e la conclusione che più amo per il suo spiazzante umorismo è quella fornita dal gruppo Elio e le Storie Tese che chiosano con l'inaspettato "... c'è di mezzo 'e il' ". Ma cosa c'è invece in mezzo tra il "dire" e il "capire"? Chi ha pensato nuovamente "...e il..." ha tutta la mia stima, ma la mia intenzione è invece riflettere veramente su questo.

Ogni giorno ci troviamo in situazioni nelle quali diciamo qualcosa o, ascoltando chi parla, capiamo, o cerchiamo di capire, il nostro interlocutore. Eppure spesso tra quello che viene detto e quello che viene capito c'è di mezzo un abisso. Forse chi parla non si spiega bene; forse chi ascolta si aspetta un certo tipo di pensiero o di risposta e quindi il suo ascoltare è in realtà tutto dedicato a cercare di capire tra le parole quello che si aspetta di sentire. Equivoco e malinteso sono quindi sempre lì dietro l'angolo, come improvvisi passanti non visti contro i quali andiamo a sbattere in malo modo.

La nostra lingua è molto ricca di parole per descrivere le "sfumature" a volte però mi accorgo che le mancano delle parole brevi e incisive, come in inglese ad esempio, dove con una sola parola si può esprimere un concetto complesso o dare una connotazione particolare a qualcosa che altrimenti in italiano saremmo costretti a descrivere con un giro di parole. Non sto elogiando l'abuso di inglesismi nella nostra lingua, sto solo dicendo che a volte sarebbe bello avere delle parole, sempre in italiano, ma semplici, dirette ed esemplificative come nel caso dell'inglese (e probabilmente di altre lingue). Aggiungiamo a questo la nostra connaturata estrosità, la passione per la chiccchiera, e quelli che potrebbero essere dei concetti molto semplici diventano dei veri e propri labirinti lessicali ricchi di parole, scarsi di sintassi e poveri di semantica: mai letto il testo di un regolamento amministrativo? Un testo di legge? Una circolare ministeriale? I discorsi di molti politici?

Di fronte a tali epiche imbottite di "fuffa" verbale, la cosa che si cerca naturalmente di fare è interpretare per capire... e cosa succede se a valle della prima lettura qualcuno scrive una seconda "opera" con l'intenzione di descrivere la propria interpretazione? Chi viene dopo cosa fa? ...e dopo ancora? Così la strada tra il "dire" e il "capire" diventa sempre più tortuosa e affollata di ostacoli verbali. Riconducendo tutto al nostro quotidiano abbiamo coloro che per dirci di essere appena usciti di casa ci raccontano tutto quello che è successo dalla sera prima, o chi si pone mille dubbi e problemi nel dire qualcosa di veramente semplice e diretto col timore di essere "interpretato" male...

- Ciao! {oddio spero di essermi spiegato bene, chissà che non si sia capito qualcosa di strano...}

Fino a qui tutto chiaro?
Eppure potremmo evitarci tante incomprensioni, cattive interpretazioni, inutili arrabbiature per nulla se chi parla dicesse le cose per come sono, direttamente, e chi ascolta si limitasse ad assaporarne il significato immediato: che il "dire" sia "dire" in modo che l'ascoltare non diventi altro.

Non cercare di leggere tra le righe di quello che dico
Non vedi che sto parlando con interlinea singola?